L’ora dell’ultima spogliazione - The hour of the last laying bare/stripping of St. Francis

Transito del Serafico Padre Francesco e rinnovo professioni - ​​​​​​​The Transitus of our Seraphic Father and renewal of our profession

  1. Carissime sorelle e carissimi fratelli, il Signore vi dia Pace!

Nel 2019 ho avuto occasione di visitare la Valle dei Re in Egitto, assieme a Fr. Ibrahim. È collocata sulla riva occidentale del Nilo, che è la riva dei morti, mentre la riva orientale è la riva dei vivi. La guida che ci accompagnava ci ha spiegato che il giorno in cui un faraone saliva al trono cominciava a costruire la propria tomba, che veniva scavata nella roccia della montagna, poi un po’ alla volta adornata di affreschi e di statue, dentro venivano posti oggetti sacri e profani cari al faraone, cibo e bevande e altri oggetti; e alla fine, quando il faraone moriva, veniva collocata la sua stessa mummia, completamente avvolta in bende e rinchiusa in un sarcofago. La tomba non è pensata come il luogo in cui la vita finisce, ma come il passaggio a un altro mondo, il mondo degli dei.

  1. In tutto questo c’è qualcosa di suggestivo e al tempo stesso di paradossale. L’uomo, per potente che sia, ha la consapevolezza che dovrà prima o poi passare attraverso l’esperienza del morire e cerca di prepararsi costruendo giorno dopo giorno il luogo in cui il suo corpo sarà deposto per il passaggio ad altra vita.
  1. La vita di Francesco d’Assisi, dal giorno in cui ha scoperto la chiamata a seguire Gesù Cristo sulla via del Vangelo, è anch’essa una continua preparazione a quel passaggio, a quel transito pasquale che è il morire. Però Francesco, nel suo prepararsi al morire, anziché costruire una tomba da riempire di cose, si allena a una quotidiana, continua e progressiva spogliazione di sé. A 24 anni si spoglia davanti al padre terreno Pietro di Bernardone, al Vescovo e alla città di Assisi per dichiarare di aver scoperto che il vero “Padre” è quello al quale ci rivolgiamo nella preghiera: “il Padre nostro che è nei cieli”. Più volte si spoglierà nei successivi 20 anni: andando a predicare nudo nella cattedrale assieme a fra Rufino, per vincere la vergogna; buttandosi nudo nella neve e nei rovi per vincere la naturale pulsione della sessualità e il desiderio di farsi una famiglia; al termine della vita per sentire il contatto con la nuda terra, grembo materno che lo avrebbe accolto nell’ultimo passaggio.
  1. L’esercizio più difficile e impegnativo non è però spogliarsi esteriormente ma spogliarsi interiormente. Anzi la spogliazione esteriore è solo il primo passo verso la spogliazione interiore che è ben più faticosa e che è testimoniata nelle ammonizioni. Così Francesco si spoglia non solo esteriormente ma anche interiormente e ci insegna a spogliarci della nostra volontà attraverso l’obbedienza, per soddisfare Dio e il prossimo (Amm III); a spogliarci degli uffici che ci vengono affidati evitando di turbarci quando ci vengono tolti (Amm IV); a spogliarci dell’invidia e dell’orgoglio che ci impediscono di riconoscere che ogni bene viene da Dio e va a Lui restituito (Amm VII-VIII); a spogliarci dell’attitudine a turbarci per le fragilità e i peccati altrui che si trasforma facilmente in mormorazione e giudizio, e impedisce la carità (Amm XI); a spogliarci da quella forma sottile di narcisismo che ci porta a volte a recitare la parte del santarello, pio, devoto e penitente salvo poi reagire male appena qualcuno tocca la nostra suscettibilità (Amm XIV); a spogliarci del desiderio di far sapere agli altri quanto siamo bravi (Amm XXVIII).
  1. Giunto al termine della vita, Francesco dovrà spogliarsi anche delle aspettative che aveva verso i suoi frati, verso l’Ordine nato dalla sua intuizione evangelica, verso di noi. Racconta infatti san Bonaventura: “Nell’anno ventesimo della sua conversione, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia. Quando vi fu condotto, per dimostrare con l’autenticità dell’esempio che non aveva nulla in comune con il mondo, durante quella malattia così grave che pose fine ad ogni infermità, egli si prostrò in fervore di spirito, tutto nudo sulla nuda terra: così, in quell’ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira, avrebbe potuto lottare nudo con lui nudo. Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine, totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro, che non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni»” (LegM XV,3: FF 1239).
  1. Carissimi giovani confratelli, che oggi rinnovate i vostri voti, fate anche voi l’esercizio di spogliarvi progressivamente di tutto ciò che vi è di ostacolo e impedimento nel seguire Gesù Cristo e nel vivere secondo il Vangelo. Ogni anno che passa fate una verifica, chiedete a voi stessi: dall’anno scorso ad oggi di cosa sono riuscito a spogliarmi? Di cosa sono riuscito a fare a meno e liberarmi? Di quali cose, pensieri, atteggiamenti è bene che mi spogli nell’anno che sta a venire?
  1. Questa stessa domanda, in modo ancora più forte e radicale ce la dobbiamo porre noi che siamo frati da tanti anni e non rinnoviamo più annualmente i nostri voti: nell’ultimo anno mi sono spogliato di qualcosa? Come ho vissuto l’obbedienza che mi è stata assegnata dopo il Capitolo custodiale? Come ho vissuto l’ultimo trasferimento e cambio di servizio? Di cosa mi devo ancora spogliare: di un oggetto che è uno status symbol al quale non so rinunciare? Di una mia abitudine che mi impedisce di aderire pienamente a Gesù Cristo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, da fratello e da minore? Di una mia idea che mi porta continuamente a scontrami con gli altri e mette gli altri in difficoltà?

Che il Signore ci conceda la grazia di vivere ciò che abbiamo professato, di vivere cioè a lode e gloria della santissima Trinità e di poter ottenere un giorno, completamente spogliati di tutto, la vita eterna nella quale è entrato il nostro Serafico Padre la sera del suo transito, il 3 ottobre del 1226.

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  1. Dear sister and brothers, May the Lord give you Peace!

In 2019 I had the opportunity to visit the Valley of the Kings in Egypt, together with Fr. Ibrahim. It is located on the west bank of the Nile, which is the bank of the dead, whilst the east bank is the bank of the living. The guide who accompanied us explained that the day a pharaoh ascended the throne he began to build his own tomb, which was dug into the rock of the mountain, then a little at a time adorned with frescoes and statues, objects were placed inside, sacred and profane dear to the pharaoh, food and drink and other objects; and finally, when the pharaoh died, his own mummy was placed, completely wrapped in bandages and locked up in a sarcophagus. The tomb is not thought of as the place where life ends, but as the passage to another world, the world of the gods.

  1. In all this there is something suggestive and at the same time paradoxical. Man, however powerful he may be, is aware that sooner or later he will have to go through the experience of dying and tries to prepare himself by building day after day the place where his body will be placed for the passage to another life.
  1. The life of Francis of Assisi, from the day he discovered the call to follow Jesus Christ on the way of the Gospel, is also a continuous preparation for that passage, that Easter transit which is dying. However, Francis, in his preparation for dying, instead of building a tomb to be filled with things, trains himself in a daily, continuous and progressive self-denial. At 24 he undresses in front of his earthly father Pietro di Bernardone, the Bishop and the city of Assisi to declare that he has discovered that the true "Father" is the one to whom we turn in prayer: "Our Father who art in heaven". Several times he will undress himself in the next 20 years: going to preach naked in the cathedral together with Br. Rufino, to overcome the shame; throwing himself naked in the snow and brambles to overcome the natural impulse of sexuality and the desire to have a family; at the end of life to feel the contact with the bare earth, the womb that would welcome him on his final journey.
  1. The most difficult and demanding exercise, however, is not to undress on the outside but to undress internally. Indeed, the exterior stripping and laying bare is only the first step towards the interior stripping which is much more tiring and which is testified to in the admonitions. Thus Francis strips himself not only externally but also internally and teaches us to strip ourselves of our will through obedience, to satisfy God and our neighbour (Adm III); to strip ourselves of the offices entrusted to us, avoiding disturbing ourselves when they are taken away from us (Adm IV); to strip ourselves of the envy and pride that prevent us from recognizing that all good comes from God and must be returned to Him (Adm VII-VIII); to strip ourselves of the attitude of upsetting ourselves for the frailties and sins of others which easily turns into murmuring and judgment, and prevents charity (Adm XI); to strip ourselves of that subtle form of narcissism that sometimes leads us to play the part of the saint, pious, devout and penitent only to react badly as soon as someone touches our susceptibility (Adm XIV); to strip ourselves of the desire to let others know how good we are (Adm XXVIII).
  1. Having reached the end of his life, Francis will also have to strip himself of the expectations he had of his friars, towards the Order born of his evangelical intuition, towards us. In fact, St. Bonaventure recounts: "In the twentieth year of his conversion, he asked to be taken to Saint Mary of the Portiuncula so that he might yield up the spirit of life where he had received the spirit of grace. When he had been brought there, he showed by the example of Truth that he had nothing in common with the world. In that grave illness that ended all suffering, he threw himself in fervor of spirit totally naked on the naked ground so that in that final hour, when the enemy could still rage, he might wrestle naked with the naked. Lying like this on the ground stripped of his sackcloth garment, he lifted up his face to heaven in his accustomed way, and wholly intent upon that glory, he covered with his left hand the wound in his right side, so that no one would see it. And he said to his brothers: «I have done what is mine; may Christ teach you yours»” (LegM XIV,3: FF 1239).
  1. Dear young confreres, who today renew your vows, you too should do the exercise of progressively stripping yourself of all that is an obstacle and impediment to following Jesus Christ and living according to the Gospel. Every year that passes, check yourselves, ask yourselves: from last year to today, what have I managed to strip away? What have I managed to do without and get rid of? What things, thoughts, attitudes would be good for me to strip myself of in the year to come?
  1. This same question, in an even stronger and more radical way, must we who have been friars for so many years and no longer renew our vows annually: in the last year have I stripped myself of something? How did I live the obedience that was assigned to me after the Custodial Chapter? How did I experience the last transfer and change of service? What do I still have to strip myself: an object that is a status symbol that I cannot give up? Of a habit of mine that prevents me from fully adhering to Jesus Christ by living in obedience, with nothing of my own and in chastity, as a brother and a minor? Of an idea of mine that continually leads me to clash with others and puts others in difficulty?

May the Lord grant us the grace to live what we have professed, that is, to live to the praise and glory of the Holy Trinity and to be able to obtain one day, completely stripped of everything, to enter eternal life into which our Seraphic Father entered on the evening of its transit on 3 October 1226.