Adiutorium nostrum in nomine Domini

Professione solenne di fr. George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquin, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph e Philippe - The Solemn profession of: Brothers George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquin, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph and Philippe

Es 17,8-13; Sal 120; 2Tm 3,14–4,2; Lc 18,1-8

  1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

Carissimi fr. George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquim, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph e Philippe, all’inizio della celebrazione abbiamo invocato il dono dello Spirito Santo. Lo abbiamo invocato in modo speciale per voi perché visiti le vostre menti e riempia della grazia che viene dall’alto i vostri cuori.

  1. Voi appartenete già al Signore fin dal giorno del vostro battesimo. Ora questa vostra appartenenza a lui si approfondisce e si specifica attraverso una speciale consacrazione, attraverso la vostra pubblica professione di osservare il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità (cfr. Rb I,1: FF 75). E così questo atto diventa la risposta di tutta la vostra persona, una risposta che vi coinvolge con tutto ciò che siete, per usare le parole di san Francesco: “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e le volontà” (Rnb XXIII,9: FF 69). Una risposta di amore che dev’essere definitiva, che ci coinvolge “ovunque, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente” (Rnb XXIII,11: FF 71). Cioè sempre, per sempre e dappertutto. La nostra consacrazione non è un part time e non è neanche un contratto a prestazione, è una vita interamente donata.

Infine, questa deve essere una risposta di amore sponsale, che non mette quindi niente altro sullo stesso piano di questo impegno personale ed evita tutto ciò che lo ostacola. È sempre san Francesco a ricordarcelo: “Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti… Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga” (Rnb XXIII,9-10: FF 70-71).

 

  1. Tutto questo è ciò che, insieme, abbiamo chiesto per voi nella preghiera che introduce l’ascolto della Parola di Dio: “O Dio, che hai fatto maturare in questi tuoi figli il germe della grazia battesimale, con il proposito di seguire più da vicino Cristo Signore nell’Ordine Serafico, fa’ che seguendo costantemente quella perfezione evangelica, che il beato Padre nostro Francesco amò in sommo grado, accrescano la santità della Chiesa e siano testimoni della sua vitalità apostolica” (colletta).

In cosa consiste questa “perfezione evangelica” che abbiamo chiesto per voi? Vuol dire forse che diventerete dei superuomini? infallibili, invincibili e onnipotenti? No. La perfezione evangelica sta nel seguire Gesù giorno dopo giorno, obbedienti, espropriati e casti, per tutta la vita, tenendo lo sguardo fisso su di lui, permettendo a Gesù di rimetterci in piedi ogni volta che cadiamo e afferrando la sua mano ogni volta che ci sentiamo andare a fondo, fino a quando – nel giorno che il Signore vorrà – avremo esalato l’ultimo respiro.

La perfezione evangelica, la troveremo solo un quarto d’ora dopo che saremo morti e giaceremo nudi sulla nuda terra come san Francesco la sera del suo transito. La troveremo solo dopo che avremo chiuso gli occhi su questa terra e li avremo aperti davanti al volto misericordioso e buono del Cristo risorto in Cielo.

  1. La colletta si è conclusa poi con una formula oltremodo significativa: “Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli”. È ancora grazie all’azione del Signore nostro Gesù Cristo e del suo Santo Spirito che possiamo vivere questa chiamata. La chiamata è dono e la risposta è ancora dono.

All’origine della nostra chiamata e anche al fondamento della nostra risposta c’è l’iniziativa di Dio che è grazia, è dono gratuito, è un “beneficio” cioè un bene che il Padre delle misericordie, l’unico dal quale proviene ogni bene, ci elargisce (TestSCh 5: FF 2824). Provate a richiamare alla memoria l’inizio del Testamento di san Francesco, che cosa troviamo? Troviamo l’iniziativa misericordiosa di Dio: “Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così” (Test 1: FF 110). E ogni frase del Testamento inizia sempre con lo stesso soggetto: “Il Signore”. Nella vita del chiamato non c’è spazio per il narcisismo, non c’è altro protagonista che il Signore!

  1. Per corrispondere a questo dono teniamo presente l’indicazione importante che ci viene dal brano della “Seconda lettera di san Paolo a Timoteo”. San Paolo invita il giovane Timoteo a rimanere saldo in ciò che ha imparato e di essere fedele a ciò che ha creduto fermamente, soprattutto a contatto con le Sacre Scritture e con chi gli ha trasmesso la Parola di Dio.

Quanti anni di formazione alla vita consacrata francescana avete alle spalle? Accoglienza, vocazionale, postulato, noviziato, filosofia e teologia, avete alle spalle come minimo 8 anni di formazione. Se oggi professate definitivamente di vivere il Vangelo sull’esempio di san Francesco dovete anche voi stare saldi in ciò che avete imparato fin qui. Altrimenti questi lunghi anni sarebbero stati tempo perso. Inoltre, dalla serietà con cui vivrete questa forma di vita, scaturirà come conseguenza naturale la vostra testimonianza.

  1. Le letture che abbiamo ascoltato ci ricordano anche quanto la preghiera sia centrale nella nostra vocazione. Ci aiutano a capire che Dio ci ascolta non perché lo importuniamo ma perché ci considera suoi figli e ci ama. San Francesco nella Regola non bollata, ci dice che dobbiamo avere la mente e il cuore sempre rivolti al Signore, e costruire in noi una dimora per la Trinità ed esorta tutti i frati “che, allontanato ogni impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio, con cuore mondo e con mente pura” (Rnb XXII,26: FF 60).

E nella Regola bollata lì dove ci parla della grazia del lavoro ci ricorda che ciò che è centrale è “lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali” (Rb V,2: FF 88).

  1. Dentro queste letture, proprio per farci capire cos’è la preghiera, ci viene offerta un’immagine molto significativa e suggestiva, quella di Mosè che sale sul monte a pregare mentre Giosuè guida l’esercito in battaglia. Quando Mosè tiene le mani alzate allora Giosuè è vittorioso, quando invece le Mani di Mosè si stancano e si abbassano Giosuè e le sue schiere perdono. Allora Aronne e Cur aiutano Mosè, lo fanno sedere su di una pietra e gli sostengono le braccia. È un’immagine molto bella per dire l’efficacia della preghiera, certamente. Ma è anche un’immagine molto bella per dire il senso e il valore della preghiera fatta in fraternità. È il pregare insieme che ci tiene le braccia alzate quando le nostre forze sono esaurite, quando le nostre motivazioni si affievoliscono. Quando abbandoniamo la preghiera della fraternità è più facile che subentri la stanchezza. E quando smettiamo di pregare allora anche tutte le nostre attività pastorali sono perdenti.
  1. Carissimi fr. George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquim, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph e Philippe, vi auguro che si realizzi la benedizione che invocheremo su di voi: la vostra vita consacrata, sia confessione dell’amore che il Figlio diletto porta al Padre nell’unità dello Spirito Santo; sia segno della bellezza della comunione fraterna, alla quale è chiamata la Chiesa e l’umanità intera; sia, attraverso il servizio della carità, epifania dell’amore del Padre nel mondo. E quando, al termine della vostra esistenza terrena, incontrerete Dio, bellezza infinita, possiate essere trasfigurati nella sua luce e godere per sempre di Lui che è il bene, il sommo bene, la pienezza del bene. Amen

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Ex 17.8-13; Ps 120; 2 Timothy 3.14-4.2; Lk 18: 1-8

  1. Dear Brothers and Sisters,

May the Lord give you peace!

Dear Brothers George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquim, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph and Philippe, at the beginning of the celebration we invoked the gift of the Holy Spirit. We have invoked Him in a special way for you, we ask that He visits your minds and fills your hearts with the grace that comes from above.

  1. You already belong to the Lord from the day of your baptism. Now that belonging to Him is deepened and specified through a special consecration, through your public profession of observing the Gospel of our Lord Jesus Christ, living in obedience, without anything of one’s own and in chastity (cf. Rb I, 1). And so this act becomes the response of your whole person, a response that involves you with all that you are, to use the words of St. Francis: “With your whole heart, your whole soul, your whole mind, with your whole strength and fortitude, with your whole understanding, with all your powers, with every effort, every affection, every feeling, every desire and wish” (Rnb XXIII, 8). A response of love that must be definitive, which involves us “Wherever we are, in every place, at every hour, at every time of the day, every day and continually” (Rnb XXIII, 11). That is, always, forever and everywhere. Our consecration is not a part time and it is not even a performance contract, it is a life entirely given.

Finally, this must be a response of spousal love, which therefore does not place anything else on the same level as this personal commitment and avoids everything that hinders it. It is always St. Francis who reminds us of this: “Therefore, let us desire nothing else, let us want nothing else, let nothing else please us and cause us delight ... Therefore, let nothing hinder us, nothing separate us, nothing come between us” (Rnb XXIII, 9-10).

  1. All this is what, together, we have asked for you in the prayer that introduces us to listening to the Word of God: “O God, you have made the germ of baptismal grace mature in these children of yours, with the purpose of following more close Christ the Lord in the Seraphic Order, grant that by constantly following that evangelical perfection, which the blessed Our Father Francis loved in the highest degree, increase the holiness of the Church and be witnesses of her apostolic vitality” (collect-Opening prayer).

What does this “evangelical perfection” that we have asked for you consist of? Does this mean that you will become supermen? infallible, invincible and omnipotent? No. Gospel perfection lies in following Jesus day after day, obedient, dispossessed and chaste, throughout life, keeping our gaze fixed upon Him, allowing Jesus to get us back on our feet every time we fall and grabbing his hand every time that we feel ourselves spiraling downwards, until - on the day that the Lord wills - we have exhaled our last breath.

Gospel perfection, we will find it only a quarter of an hour after we are dead and we will lie naked on the bare ground like St. Francis on the evening of his passing. We will find it only after we have closed our eyes on this earth and opened them before the merciful and goodly face of the risen Christ in Heaven.

  1. The collect-opening prayer then concluded with an extremely significant formula: “Through our Lord Jesus Christ your Son who lives and reigns with you in the unity of the Holy Spirit, God, for ever and ever”. It is again thanks to the action of our Lord Jesus Christ and His Holy Spirit that we can live this call. The call is a gift and the answer is still a gift.

At the origin of our call and also at the foundation of our response is the initiative of God who is a grace, a free gift, a “benefit” that is a good that the Father of mercies, the only one from whom every good comes, bestows on us (Test SCh 5). Try to recall the beginning of the Testament of St. Francis, what do we find? We find God’s merciful initiative: “The Lord gave me, Brother Francis, thus to begin doing penance in this way” (Test 1). And every sentence of the Testament always begins with the same subject: “The Lord”. In the life of the one called there is no room for narcissism, there is no other protagonist than the Lord!

  1. To correspond to this gift, let us keep in mind the important indication that comes to us from the passage from the “Second Letter of St Paul to Timothy”. Saint Paul invites the young Timothy to remain steadfast in what he has learned and to be faithful to what he firmly believed, especially in contact with the Holy Scriptures and with those who transmitted the Word of God to him.

How many years of formation in Franciscan consecrated life do you have behind you? The Welcome period, vocational process, postulancy, novitiate, philosophy and theology, you have at least 8 years of formation behind you. If today you definitively profess to live the Gospel following the example of St. Francis, you too must stand firm in what you have learned so far. Otherwise these long years would have been a waste of time. Furthermore, from the commitment with which you will live this form of life, your testimony will spring as a natural consequence.

  1. The readings we have heard also remind us how central prayer is in our vocation. They help us understand that God listens to us not because we bother Him but because He considers us His children and loves us. St. Francis in the Regula non bollata, tells us that we must have our minds and hearts always turned to the Lord, and build in us a dwelling for the Trinity and exhorts all the friars “after overcoming every impediment and putting aside every care and anxiety, to serve, love, honor and adore the Lord God with a clean heart and a pure mind” (Rnb XXII, 26).

And in the Regula bollata where he speaks to us of the grace of work, he reminds us that what is central is “the Spirit of holy prayer and devotion to which all temporal things must contribute” (Rb V, 2).

  1. Within these readings, just to make us understand what prayer is, we are offered a very significant and evocative image, that of Moses climbing the mountain to pray while Joshua leads the army into battle. When Moses holds his hands up then Joshua is victorious, when instead the hands of Moses get tired and he lower them Joshua and his armies lose. Then Aaron and Hur help Moses, make him sit on a stone and support his arms. It is a very beautiful image to express the efficacy of prayer, certainly. But it is also a very beautiful image to express the meaning and value of prayer done in fraternity. It is praying together that keeps our arms raised when our strength is exhausted, when our motivations are weakened. When we abandon the prayer of fraternity, it is easier for us to become tired. And when we stop praying then all our pastoral activities are also lost.
  1. Dear Brothers George Paolo, Johnny, Lorenzo, Mark, Noor, Joaquim, Ezekiel, Patrick, Amos, Joseph and Philippe, I wish you the realization of the blessing we will invoke upon you: your consecrated life, both a confession of love and a beloved Son. leads to the Father in the unity of the Holy Spirit; may it be a sign of the beauty of fraternal communion, to which the Church and all humanity are called; be, through the service of charity, an epiphany of the Father’s love in the world. And when, at the end of your earthly existence, you meet God, infinite beauty, you can be transfigured in His light and enjoy Him forever, who is the good, the highest good, and the fullness of goodness. Amen.