Una speranza di vita piena ed eterna

Domenica XXXII del tempo ordinario C

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". 

Nel popolo d’Israele la riflessione sulla domanda: «Cosa c’è dopo questa vita terrena?» si fa particolarmente forte durante la persecuzione religiosa scoppiata al tempo di Antioco Epifane (II sec. a.C.). Molti uomini e donne pii d’Israele affrontano la tortura ed il martirio pur di non venire meno al patto di alleanza stipulato con Dio. Davanti alla morte di queste persone comincia a farsi strada la convinzione religiosa che la vita di chi è rimasto fedele a Dio non può essere semplicemente finita per sempre.

Il Dio creatore è in grado di resuscitare coloro che per suo amore hanno dato la vita. La prima lettura ci narra uno di questi episodi di martirio, il cosiddetto martirio dei sette fratelli, un testo nel quale il tema della risurrezione ritorna sulla bocca dei giovani torturati a morte. Emblematica è la risposta del secondo fratello al proprio carnefice: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna» (2Mac 7,9), dello stesso tenore sono le parole del terzo e del quarto fratello (2 Mac 7,11.14).

È dentro questa corrente di pensiero e dentro questa sensibilità religiosa che nascono due gruppi con sensibilità opposta, coi quali Gesù si troverà a confrontarsi e talvolta anche a scontrarsi. Da un lato i farisei, uomini impegnati ad osservare la Legge di Mosè e convinti che Dio farà risorgere coloro che sono rimasti fedeli a Lui, osservando la Legge divina e i suoi precetti. Dall’altro, e contrapposti ad essi, i sadducei, che pur osservando la Legge di Mosè, non credono nella risurrezione e aspettano una ricompensa unicamente terrena per il proprio agire.

Nel vangelo che leggiamo questa domenica Gesù si scontra con i sadducei, proprio sulla questione della risurrezione. Con tutta la forza della sua parola Gesù ribadisce che Dio è il Dio dei vivi: «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38), e ci fa intravedere qualcosa della nostra situazione dopo la morte e in cosa consista la risurrezione: «quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio» (Lc 20,35-36). La vita da risorti è dunque radicalmente diversa rispetto alla vita così come la sperimentiamo adesso. Essa è caratterizzata da una partecipazione piena, di tutto il nostro essere e di tutta la nostra persona a un rapporto di comunione con Dio da «figli»; dopo la morte, siamo chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio.

È questa speranza di risurrezione a motivare scelte radicali e coraggiose sia nel popolo d’Israele che nella Chiesa. È questa speranza a sostenere sia i martiri sia i celibi e le vergini per il Regno dei Cieli. È questa stessa speranza a motivare una testimonianza cristiana ordinariamente intensa e radicale fino al dono di sé. È questa speranza a consolarci anche quando in questi giorni visitando il cimitero sostiamo in preghiera davanti alla tomba dei nostri cari defunti.

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa