Non c’è un altro vangelo

Apertura anno accademico

Letture: Gal 1,6-12; Sal 110; Lc 10,25-37

  1. Carissime sorelle e carissimi fratelli, docenti, studenti e collaboratori, il Signore vi dia Pace!

Diamo inizio a un nuovo anno accademico alla vigilia della solennità di san Francesco.

Proviamo a interpretare questo inizio alla luce delle letture che abbiamo appena ascoltato, alla luce della solennità di san Francesco che celebreremo domani e alla luce dell’atto di consacrazione all’Immacolata dello Studium Biblicum Franciscanum e dello Studium Theologicum Jerosolymitanum che compiremo prima della benedizione finale.

  1. L’inizio della “Lettera di san Paolo ai Galati” è di una forza dirompente. Ha un tono polemico e veemente, ha il tono passionale di chi ha scoperto il Vangelo come una realtà decisiva per la propria vita; non come un libro o un’ideologia ma come una persona alla quale legarsi per sempre, da amare con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutte le proprie forze. Se il Vangelo ricevuto e scoperto da Paolo non fosse così decisivo e così insostituibile non sarebbe arrivato a dire ai cristiani di Galazia: “mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo” con tutto quel che segue, minacce e sanzioni comprese (cfr Gal 1,6-9).

Dal punto di vista di Paolo poi, il contenuto del Vangelo di Cristo che lui annuncia non è finalizzato né al successo del predicatore né al gradimento dell’uditorio; l’unico consenso da ricercare infatti è quello di Dio: “Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo! Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo” (cfr Gal 1,10-12).

  1. Trovo un atteggiamento simile in san Francesco quando insiste nel dire che il Vangelo non va commentato ma vissuto e annunciato e quando insiste nel fare del Vangelo la regola e la forma della nostra stessa vita di frati minori. A una lettura superficiale tanto Paolo come Francesco potrebbero apparire dei fondamentalisti e degli integralisti. In realtà non sono portatori di una lettura fondamentalista del Vangelo o delle Scritture, ma di un’adesione radicale a Gesù Cristo come unico salvatore, e di conseguenza al suo Vangelo come unico punto di riferimento capace di dare senso e salvezza alla nostra persona.

Al termine della Regola non bollata, Francesco invita a imparare “la lettera e il significato” della Regola e invoca la benedizione di Dio su quelli che: “insegnano, imparano, hanno con sé, ritengono a memoria e mettono in opera queste cose, ogni volta che richiamano e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza della nostra anima” (Rnb Conclusione,2: FF 72). Poi Francesco aggiunge: “E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che, da quelle cose che sono state scritte in questa vita, nessuno tolga via o vi aggiunga qualche parte scritta, e che i frati non abbiano altra Regola” (Rnb Conclusione,4: FF 73). Se abbiamo scoperto Gesù Cristo e il suo Vangelo, questo diventa il punto di riferimento sul quale valutiamo e misuriamo tutto, su questo facciamo discernimento, e per questo diventiamo disposti a dare la vita, a morire.

  1. A chi studia Sacra Scrittura o Sacra Teologia, a chi la insegna e a chi fa ricerca cosa suggeriscono l’atteggiamento di san Paolo e quello di san Francesco? Che lo studio della Scrittura o della teologia non può essere uno studio tra i tanti: non è in gioco né il gusto degli studenti né il successo dei docenti, non si tratta né di trovare qualche ipotesi nuova, diversa e suggestiva, né di fare qualche interpretazione alla moda, né di rincorrere la cultura in cui siamo immersi e adattarvi la Parola di Dio o i contenuti della fede. Il senso profondo dello studio e dell’insegnamento, tanto della Sacra Scrittura che della Sacra Teologia è quello di farci decidere per Gesù Cristo, è quello di portarci ad accogliere il suo Vangelo, di scegliere Lui che: “ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro” (Gal 1,4) come ricorda l’apostolo Paolo in apertura della “Lettera ai Galati”.

Se invece cerchiamo il vangelo alla moda, la teologia alla moda, il Cristo alla moda, allora scivoleremo inevitabilmente in quella che papa Benedetto XVI ha chiamato la dittatura del relativismo.

  1. Alla luce del Vangelo ascoltato, inoltre, mi sembra di poter dire che lo studio e l’insegnamento della Sacra Scrittura e della Teologia diventano una via per esprimere l’amore per Dio e l’amore per il prossimo in senso pieno e un modo per condurre a un amore sempre più profondo per Dio e per il prossimo. Se siamo chiamati ad amare Dio “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e con tutta la mente”, allora è oltremodo necessario unire amore e conoscenza. Non ci limitiamo a “credere per comprendere e a cercare di comprendere per poter meglio credere”. Vogliamo piuttosto abbracciare la prospettiva sapienziale che ci porta a “amare per conoscere più profondamente e a conoscere meglio per poter meglio amare”.
  1. Inoltre, non esiste solo il prossimo bisognoso di soccorso perché fisicamente percosso e abbandonato, oggi ancor più incontriamo il prossimo spiritualmente percosso e abbandonato perché vittima di correnti ideologiche, mode di pensiero e anche teologiche. Come ebbe a dire il Card. Ratzinger nell’omelia per la Messa “pro eligendo Romano Pontifice”: “La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via” (Omelia 18 aprile 2005). Ed è perciò un vero atto di carità offrire la possibilità di maturare un’autentica fede adulta. Cito ancora il Card Ratzinger: “«Adulta» non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità. […] In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come «un cembalo che tintinna» (1 Cor 13, 1)” (ibidem).
  1. Questo desiderio e questo impegno noi lo mettiamo oggi nelle mani della beata Vergine Maria Immacolata, sede della Sapienza e patrona del nostro Ordine.

Al termine della celebrazione, prima della benedizione finale, consacreremo e affideremo a lei non solo il cammino di ricerca, di insegnamento e di studio di quest’anno, ma i nostri centri di studio, i nostri professori, studenti e collaboratori. Ci affideremo a Maria che è diventata la dimora del Verbo e il tempio dello Spirito Santo. Chiederemo a Maria di ottenerci “un cuore puro e docile, perché sulla via dei comandamenti impariamo ad amare Dio sopra ogni cosa, e attraverso lo studio orante delle Sacre Scritture e del deposito della fede trasmesso nella Chiesa diventiamo capaci di amare il nostro prossimo attirando tutti secondo le nostre forze all’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.